Asfalto Teatro

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ASFALTO TEATRO


 

La compagnia ASFALTO TEATRO, il 22 maggio 2011 ore 21.00, presso il TEATRO POLITEAMA GRECO di Lecce Presenta " Vecchio angelo mezzanotte" regia di Aldo Augieri, tratto da J. Kerouac

VECCHIO ANGELO MEZZANOTTE

Tratto da Jack Kerouac

E' una versione amplificata e arricchita di nuove suggestioni dello spettacolo fatto a dicembre dal titolo "Il pompelmo rosa"....si avvale di nuove collaborazioni tra cui quella di due cantanti liriche...il tentativo è quello di amalgamare il lavoro attoriale sulle parole a quello lirico sui suoni...


 


Regia e riscrittura teatrale ALDO AUGIERI

Aiuto regia STEFANIA DE DOMINICIS, DAVIDE MORGAGNI

con ALDO AUGIERI, ANTONIO CAZZATO,ANNA BRULL PINOL, STEFANIA DE DOMINICIS, CLAUDIA DI PALMA, MARIA MARZO, DANIELE SCIOLTI

Scenografia ANTONIO CAZZATO, DANIELE SCIOLTI

Oggetti di scena ANTONIO CAZZATO

Tecnico suono MARCELLO MARUCCIA

Tecnico musicale EMANUELE AUGIERI

Disegno luci FRANCO MACCHITELLA , GIUSEPPE CALABRO’

Costumista FIAMMA BENVIGNATI


Il nuovo spettacolo di Asfalto Teatro Vecchio Angelo Mezzanotte è tratto dall’opera di Jack Lebris de Kerouac, e come tutti i lavori della compagnia non attinge ad un unico scritto dell’autore ma alla sua opera nel complesso.

Il prologo apre ad un proscenio non ben definito, che potrebbe sembrare l’antro di un vecchio palazzo. Un Conte annuncia la mezzanotte e traghetta gli spettatori nella sua opera di creazione del mondo, mentre un bislacco suggeritore gli rammenta la sontuosa cena a base di sangue e denaro…Ma presto questi simpatici spettri si rivelano la visione lisergica di un naufrago, che abbandonato da tutti gli esseri viventi, entra in scena, solitario, con una pallida lanterna nella notte senzastelle. Si entra così nella notte dei rimbombi, fonici e abissali. Nella notte dei rimbombi e delle pieghe dell’anima. La scena è notturna, marina, amplificata, tutto accade su di un incrocio di ponti e sotto la x è il buco nero – il linguaggio prende a naufragare nel mare e del mare ne assume le sue molteplici onde, e non smette di divenirne le sue molteplicità sonore . Le quattro voci di donne (due delle quali di cantanti liriche), rapiscono il protagonista, se ne prendono gioco e lo spaventano, lo gettano in un vortice erotico di continua trasformazione, alle volte con rivelazioni spudoratamente prive di senso e sensualmente ricche di echi vibranti. Le onde paiono geishe, e forse lo sono, e in scena ripetono al vagabondo la cerimonia del mare, mare mitragliatrice, ne servono il thè del deragliamento sonoro con canti lirici e formule acide, che il protagonista assorbe, assume su di sé, ingoia, quasi divenendo un tutt’uno con esse, sino a spingersi in uno un stregato divenire altro, animale, uccello, lumaca.E’ stato un sogno, un delirio, o una cattura? Il vecchio angelo vagabondo continua il viaggio, sulla strada, quella battezzata da Kerouac: l’eternità dorata. La mezzanotte può cominciare in Messico.

 


 

 

TEATRO POLITEAMA GRECO

LECCE, 22 MAGGIO, 2011 ORE 21,00

PRENOTAZIONE CONSIGLIATA

asfaltoteatro@libero.it; www.asfaltoteatro.ning.com

Info 3471880889 – 3382433222;

 

 

Visita inoltre la nuova pagina di facebook di Asfalto Teatro per avere tutti gli aggiornamenti sulle attività della compagnia.



 

PREVENDITA BIGLIETTI:

Castello Carlo V, in Via XXV Luglio - Lecce

La Bottega Libraria Sholuq in Via Palmieri, 37/a - Lecce

Teatro Politeama Greco in Via XXV Luglio, 30 - Lecce

Libreria Milella in via M. De Pietro, 9 - Lecce

Libreria Palmieri in Via Trinchese, 62 – Lecce


PER CONTATTI E INFORMAZIONI

Stefania De Dominicis 347 1880889





Chi siamo:
ALDO AUGIERI
STEFANIA DE DOMINICIS
ANTONIO CAZZATO
CLAUDIA DI PALMA
DANIELE SCIOLTI
GIULIANA GEUSA
ROBERTA SCIOLTI
EMANUELE AUGIERI
GIUSEPPE CALABRO’
FIAMMA BENVIGNATI
ANNA GABRIELI
JOE OCCHIDICOLOMBA


Cominciammo dieci anni fa, ancora adolescenti nel teatro – poesia a fare capriole e salti, emettendo la voce lì dove il corpo è nel suo sforzo massimo, per sentire il calore e l’affanno di grotowskiana memoria.
Ci spostammo in cerca di altre esperienze, incrociando i nostri destini con quelli del teatro italiano dei primi anni ’90, Stefania proseguì verso il mondo delle marionette e del canto con Ewa Benesz e io naufragai in un teatro nomade detto l’impasto con Alessandro Bertie Michela Lucenti.
Ben presto tornammo pronti a intraprendere personali visioni e personali capricci in vecchie masserie abbandonate dove mai stanchi lavoravamo inseguendoci tra colonne di pietra e albe.
in quegli anni abbiamo esplorato e reinventato spazi, linguaggi e racconti autobiografici, intessendo un forte legame con luoghi e persone che incontravamo nel territorio, fuori dagli spazi prettamente teatrali.
Nessun attore, infatti, e nessun laboratorio ci aveva commosso come lo sguardo di un casellante pittore e scrittore nel paesino di Tutino a Tricase.
Le sue poesie e i suoi racconti erano carne e cieli estivi che mettemmo in scena nel nostro primo lavoro in un padiglione dell’ex manicomio di Lecce con lo spettacolo “Guai in un paese d’utopia” (2000).
Gli psichiatri non credendo ai propri occhi ci affidarono un lavoro con i loro “figli – pazienti” che si concluse dopo un anno con lo spettacolo “Leccesso” nato dall’incontro tra le biografie dei ragazzi e i racconti di Jorge Louis Borges.
In quell’anno facemmo anche lo spettacolo “Porkopolis”.

In cerca di un luogo dove poter provare, trovammo il capannone dell’ex laboratorio saldatura nell’area ex-Cnos, pieno di macchinari e marchingegni arrugginiti.
E’ stato un percorso faticoso ma creativo trasformare un’officina nella sala dove attualmente proviamo.
Da quel momento la ricerca diventa meno nomade e si concentra maggiormente sul lavoro sul corpo, sulla voce e sul movimento: Stefania cura il training e mi aiuta alla regia, io curo la scrittura e le scelte registiche, continuando ad approfondire il pensiero e la pratica sul riutilizzo e sul riciclo dei luoghi e degli oggetti.

Nel 2002 insieme a due ragazzi che ci seguirono sgusciando via dall’ex Opis creammo lo spettacolo “Lo schiaffo del soldato“ tratto dal Bafometto di Pierre Klossowski, uno stupendo principe dei mutamenti che fa innamorare il generale maligno e dittatore tanto da ridurlo a diventare una simpatica signorina dalle buone maniere e dalle mani deliziose in cucina dimenticando così i cannoni da guerra e le battaglie per la conquista del mondo.

Dopo Klossowski abbiamo incontrato le fiabe di Lewis Carroll.
Oltre me e Stefania, c’erano altre otto persone provenienti da diversi contesti, incontrati durante un primo periodo di selezione attraverso laboratori e letture delle opere di Carroll, c’era anche uno scenografo alchemico (Dario Rizzello), capace di creare dal nulla le scene che avevamo in mente di comporre, e un fotografo (Pippo Affinito) che da sempre ci procura il materiale che testimonia quanto abbiamo fatto nella più completa mancanza di maestri, orfani e discepoli dell’umore.

Il nostro lavoro e’ sempre stato stimolato da opere letterarie nelle quali il testo di origine viene smantellato e riscritto nella continua ricerca del ritmo che si vuole infondere allo spettacolo;
riscrittura che continua attraverso il processo di lavoro dei corpi, delle voci, delle azioni degli attori e delle attrici.
Le scelte che ruotano intorno al teatro che facciamo sono sempre in bilico tra la creazione e la distruzione del personaggio, la storia e i legami inattesi, la narrazione e la frantumazione dell’intreccio, la voce e il soffio, il montaggio e il ritmo, il singolo e la coralità.

Dopo “La caccia allo Snark” in una stradina buia e periferica abbiamo incontrato Kafka, ancora qualcosa di fiabesco ma questa volta una fiaba nera, crudele.
Leggendo i suoi racconti abbiamo pensato di comporre una trilogia. Questa idea ci e’ venuta perché una volta entrati nel mondo kafkiano e’ molto difficile uscirne, sei come innamorato e ti dispiace doverlo lasciare, forse perché pur addentrandoti Kafka non lo si afferra, ti lascia sempre la sensazione che c’è dell’altro…

 
 
 

© 2012   Creato da Andrea Caputo.   Tecnologia

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